Quello che pensano i tuoi dipendenti di te (e che tu non saprai mai)

Quello che pensano i tuoi dipendenti di te (e che tu non saprai mai)

Sei un capo aperto, vicino ai tuoi dipendenti. La tua politica è il dialogo ed il confronto ed i tuoi dipendenti vengono spesso da te a dirti quello che non va o in cosa poter migliorare. Ti senti tranquillo e credi che ci sia molta trasparenza nella tua azienda, ma…

…ma non è del tutto vero. Suzanne Lucas (@RealEvilHRLady) ha una decennale esperienza nelle risorse umane e tiene un interessante Blog sull’argomento (davvero consigliato). Secondo la sua opinione, qualunque siano le circostanze, i tuoi dipendenti non si apriranno mai completamente per ovvie cause di circostanza.

Ecco 7 esempi proposti dalla Lucas e quello che dovresti fare per evitarlo:

Li stai sottopagando. Sei sicuro che non sia vero? Molto spesso tendiamo a fare solo i nostri interessi, tentando di andare al risparmio anche con i dipendenti. Ma essendo loro il nostro motore… Controlla l’andamento del mercato del lavoro e nel tuo settore: se sostituire un dipendente ti costerebbe oltre 5.000€, probabilmente non hanno tutti i torti.

Non ascolti mai le loro idee. Le tue idee hanno avviato la Compagnia, le tue idee l’hanno resa possibile e gli hanno dato quel successo. Questo è vero, ma molto spesso i dipendenti hanno delle idee brillanti o semplicemente scorgono un problema che non ti è noto, o trovano una soluzione ad un problema da un punto di vista diverso dal tuo (ed a volte migliore e distaccato). Inizia ad ascoltare, filtra tutto quel che ti viene detto e metti in atto le buone idee che possono proporti.

Devi licenziare qualcuno. I dipendenti odiano quando il capo ignora l’incompetenza di alcuni. Rallentano la produttività, riducono quella degli altri e creano un ambiente di malcontento generale. La soluzione è semplice… fallo e basta.

Devi bruciare un cliente. In ogni impresa c’è quel cliente particolarmente esigente e perennemente insoddisfatto del lavoro che causa più malcontento che beneficio nell’impresa. Chiedi ai tuoi dipendenti se esiste una figura simile e, se molti additano lo stesso individuo, forse è il caso di lasciarlo perdere e congedarlo cortesemente.

Sei un “micro-manager”. Pensi di essere in grado di seguire ogni singolo aspetto della tua attività? Questo è impossibile. Scegli i migliori profili nel tuo staff ed affida loro ruoli di responsabilità… lasciandogli fare il loro lavoro.

Stai un po’ troppo con le mani in mano. Questo è forse l’eccesso opposto del punto precedente. Non puoi estraniarti completamente dal lavoro d’ufficio. La supervisione non garantisce solo il controllo del lavoro dei tuoi dipendenti, ma fa anche da collante per tutti i ruoli presenti coordinandolo il lavoro generale. Organizza (almeno settimanalmente) un incontro con ognuno dei tuoi dipendenti per un piccolo briefing.

I tuoi parenti sono semplicemente… odiosi: A chi non è mai capitato di ricevere la visita della moglie, di un figlio ormai adulto o di un altro parente a lavoro? E magari quel saluto si trasforma in un bisbiglio di critiche di tre ore verso lo staff (di cui tutti peraltro si rendono conto). Imponi e sprona i tuoi cari ad avere lo stesso rispetto che hai tu verso i tuoi collaboratori e, qualora non vi riuscissi, dagli una (cordiale) spintarella fuori dalla porta, a tutela di un sano ambiente lavorativo.

La Lucas conclude invitandoci ad avere un miglior rapporto comunicativo con il nostro staff, cercando di accantonare pregiudizi ed essendo più coscienti di come stanno realmente le cose, rendendo il luogo lavorativo un posto piacevole in cui stare.

By |2016-12-09T18:29:54+00:0026 marzo 2013|Leadership|0 Comments

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Esperto in Start-Up, Branding, Creazione e Sviluppo di Franchising. Founder, CEO e Executive Director in ReStore, impresa dedita allo sviluppo di start-up e franchising.

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