CASE HISTORY
Filodoro
Dalla costruzione del franchising alla verifica del modello sul campo.
Prima del franchising c’era un’intuizione

Quando restore entra nel progetto Filodoro, nel settembre 2023, il brand parte già da un’intuizione concreta.
La famiglia Poidimani opera nel settore della gioielleria e ha sviluppato una propria linea di gioielli saldati, Filodoro, sperimentandola attraverso un piccolo corner all’interno della gioielleria di Roma.
Esistevano quindi il prodotto, l’esperienza nel settore e una prima risposta del mercato. Quello che ancora non esisteva era un modello imprenditoriale strutturato per essere replicato.
Il lavoro parte da qui: capire come trasformare quell’intuizione in un format autonomo, definendone l’equilibrio economico, le modalità operative e le condizioni necessarie per poter costruire una rete in franchising.
Non si trattava semplicemente di portare un prodotto già esistente in altri negozi. Bisognava costruire un’impresa che potesse funzionare anche nelle mani di un altro imprenditore.
Trasformare il concept in un’impresa replicabile
Quando restore inizia a lavorare sul progetto, il punto non è semplicemente definire come dovrà apparire un negozio Filodoro. Bisogna costruire il sistema economico e operativo che permetta a quel negozio di funzionare e, successivamente, di essere replicato.
Il lavoro riguarda quindi sia l’economia del singolo punto vendita sia quella della futura rete.
Prima di proporlo agli affiliati, bisognava provarlo
Una volta definito il modello, il passaggio successivo era verificarlo nella realtà.
Per questo Filodoro non è stato portato immediatamente sul mercato come opportunità di franchising. Il format monobrand doveva prima confrontarsi con un punto vendita reale: location, organizzazione, gestione del prodotto, relazione con il cliente e sostenibilità economica.
Nasce così il negozio Filodoro di Viale Libia a Roma, individuato come primo punto monobrand attraverso cui mettere alla prova il modello costruito.
Parallelamente viene sviluppato anche il secondo format: il corner Filodoro, pensato per inserire il concept all’interno di gioiellerie e attività già operative. Le prime esperienze arrivano a Matera nel 2023 e Palermo nel 2024, a cui si aggiungerà successivamente Cagliari nel 2025.
In questo modo la verifica avviene su due configurazioni differenti: da una parte un’attività autonoma, dall’altra un modello più leggero integrato in un’impresa esistente.
Perché prima di chiedere a un imprenditore di investire in un format, bisogna capire come quel format si comporta nel mercato reale.

Poi sono diventato affiliato del franchising che avevo contribuito a costruire

Nel 2025 il rapporto con Filodoro cambia prospettiva.
Dopo aver lavorato alla costruzione del modello e alle prime aperture, decido di fare una scelta diversa: investire personalmente nel progetto e aprire un punto Filodoro a Bologna insieme ai miei soci.
La decisione nasce anche dalla conoscenza maturata lavorando sul format. Cercavo un investimento nel retail, ma non volevo entrare nel food né in attività fortemente condizionate da stagionalità, collezioni e gestione complessa delle scorte.
Filodoro presentava caratteristiche interessanti: un prodotto semplice da gestire, un assortimento relativamente contenuto, l’assenza delle logiche stagionali tipiche di altri settori retail e un modello economico che, sulla base delle informazioni disponibili, mostrava margini per essere sostenibile.
Prima dell’apertura abbiamo analizzato la città, individuato la location, costruito il business plan e definito l’investimento necessario.
Ad aprile 2025 apre così il primo Filodoro di Bologna.
Ma è proprio da quel momento che il progetto diventa ancora più interessante. Perché costruire un franchising da consulente permette di analizzarne il modello. Diventare affiliato significa verificare quel modello mettendo a rischio il proprio capitale.
Il mercato mette alla prova le ipotesi
L’apertura di Bologna ha aggiunto al progetto un livello di verifica ulteriore: quello dell’esperienza diretta come affiliati.
La prima sede ha mostrato quanto, in questo modello, la qualità della location e il traffico naturale abbiano un peso determinante sui risultati del punto vendita. La capacità della comunicazione di generare interesse, da sola, non era sufficiente a compensare una posizione meno centrale.
I dati raccolti durante il primo anno sono quindi diventati uno strumento per rivedere alcune delle condizioni alla base del modello di apertura. Da qui la decisione di trasferire Filodoro in Via d’Azeglio, scegliendo una location centrale e con caratteristiche profondamente diverse.
Non abbiamo corretto i dati per far funzionare il business plan. Abbiamo utilizzato i dati per capire meglio a quali condizioni il modello può funzionare.
Una nuova verifica, con condizioni diverse

Il trasferimento in Via d’Azeglio apre una nuova fase del progetto Filodoro a Bologna.
La scelta nasce direttamente dall’esperienza maturata nella prima sede: per Filodoro la qualità della location e il traffico naturale sono variabili determinanti per l’equilibrio del punto vendita.
La nuova sede porta quindi il format nel centro di Bologna, in un contesto commerciale profondamente diverso e più coerente con le caratteristiche del prodotto e con il comportamento d’acquisto dei clienti.
Il cambio di location ha modificato concretamente le performance del punto vendita e ha rafforzato le condizioni economiche su cui era stato costruito il progetto.
L’esperienza di Bologna diventa così qualcosa di più di un singolo negozio: fornisce indicazioni operative utili per definire con maggiore precisione dove, come e a quali condizioni aprire i prossimi Filodoro.
È su queste evidenze che oggi può essere costruita una nuova fase di sviluppo della rete.
La replicabilità non si presume. Si verifica sul mercato e si trasforma in metodo.
Filodoro in numeri
Dal lavoro di costruzione iniziato nel 2023, Filodoro ha sviluppato due format e avviato le prime esperienze attraverso negozi monobrand e corner.
Un’attività può funzionare. Ma può essere replicata?
Costruire un franchising significa capire se un’attività può funzionare anche in contesti, territori e nelle mani di imprenditori diversi. La replicabilità non si presume. Si costruisce e si verifica sul mercato.