Tra i Franchisor c’è una convinzione piuttosto comune quanto sbagliata.
I Brand tendono a strutturare una proposta di affiliazione ed a promuoverla come fosse un prodotto da mettere sul mercato, a disposizione del primo che passa.
Se sono un’azienda che produce biscotti, adotterò una strategia di marketing che si insinui nel consumatore affinché pensi che il mio prodotto sia più sano, più buono o più bello di quello degli altri. Le mie armi saranno tutte puntate verso l’acquisizione della maggior clientela possibile. Devo fare in modo che tutti, o quasi, acquistino i miei biscotti.
Non so se è perchè i Franchisor sono per la maggior parte imprenditori, in fondo molte reti nascono proprio da attività che vendono prodotti o servizi, ma in molti guardano alla loro proposta di affiliazione come a un pacco di biscotti.
Questa confusione crea un casino incredibile che coinvolge ogni aspetto della creazione di una proposta, dal budget, al marketing, alle forniture, alla formazione e ad ogni aspetto che gli giri intorno. Del resto, se la base è sbagliata, come può il risultato essere dei migliori?
La cosa tragica è che spesso quelle figure esterne che si occupano di prepararla questa proposta, pur di accontentare il Franchisor, tendono ad avallare ogni sua richiesta. Del resto, i danni arrivano dopo… molto dopo,. E molti nemmeno se ne accorgeranno.
C’è un motivo per cui per comprare un pacco di biscotti non ho bisogno di un contratto, di un manuale operativo, di formazione e di assistenza continuativa. Il franchising è una partnership tra due imprenditori, non è una compravendita!
Non possiamo permettere a chiunque di entrare nella nostra rete. Dobbiamo imparare a selezionare le persone giuste.
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