L’inflazione degli ultimi anni ha colpito duramente ristorazione, retail e servizi. È innegabile che oggi sia più difficile far quadrare i conti e, soprattutto, riuscire a creare un format in franchising che giri bene… ma bene davvero.

L’idea non è quella di parlare di alta finanza, politica o economia in senso stretto — non è il mio campo — ma di ragionare su come è cambiato (o sarebbe dovuto cambiare) il franchising in uno scenario come quello attuale.

Il primo punto da toccare, che ci fa anche un po’ da base di partenza, riguarda proprio la divergenza tra percezione e realtà del settore.
Oggi il franchising si sta trasformando in un vero e proprio mercato… ma non nel senso più nobile del termine. Piuttosto in quella piazza del venerdì mattina, dove si urlano offerte, si lanciano occasioni, si grida alla novità e si fa a gara a chi ce l’ha più grosso — il banco del mercato, ovviamente.

La cosa triste è che questa piazza funziona, e la gente ci casca. Del resto, le dinamiche di marketing aggressivo in questo periodo sembrano funzionare praticamente in ogni settore.

Lo scenario del franchising nel 2026

Detto questo, proviamo a capire come dovrebbero strutturarsi i format nel 2026, per rispondere a un mercato che, a livello d’impresa, risulta sempre più severo e competitivo.

Partiamo dallo scenario reale.

In primis, bisogna fare i conti (ed è proprio il caso di dirlo) con l’aumento dei costi fissi: affitti, forniture, personale e via dicendo. Tutti costi che nel tempo stanno crescendo e che, con ogni probabilità, continueranno a farlo.

In secondo luogo, bisogna tenere presente che non esistono ancora veri strumenti di finanziamento per il franchising.
Anche il microcredito, che negli anni passati sembrava funzionare, oggi arranca.
Questo, unito alla crescita dell’inflazione, comporta una minore disponibilità di capitale da parte dei potenziali affiliati — un elemento con cui ogni franchisor dovrà necessariamente fare i conti.

Terzo punto: il mercato finale è sempre più esigente e sempre più servito. Diventano fondamentali posizionamento, verticalità e competenza da un punto di vista strategico, ma anche una maggiore attenzione al break-even e al ritorno sull’investimento da un punto di vista economico.

Insomma, se prima potevi dire “va beh, gira, proviamoci e vediamo come va”, oggi devi avere due spalle così per riuscire davvero a emergere.

E se consideriamo che in Italia, nonostante tutto il “rumore da mercato del venerdì mattina”, non esistono ancora eventi di settore realmente efficaci o strumenti B2B ben rodati per la visibilità, il quadro è completo.

Cosa serve ai format nel 2026

Dopo aver delineato questo scenario un po’ apocalittico (ma almeno realistico), cerchiamo di capire cosa serve davvero a un format in franchising per emergere nel 2026.

In primis, maggiore agilità: è inutile creare giostre con investimenti troppo alti, dinamiche lente e rischi accentrati. Oggi vincono i format snelli, sia da un punto di vista gestionale che in termini di investimento. È un fatto ormai consolidato e comprovato dal mercato.

In secondo luogo, serve una riduzione dei costi di gestione e un supporto centralizzato più efficiente.
Qui dovrebbero entrare in gioco AI e digitalizzazione, strumenti che ormai dovrebbero essere la norma ma che in molti brand ancora si faticano ad adottare.
Se sapeste quanti sviluppi vengono ancora gestiti con Excel e blocco note…

Servono poi modelli di affiliazione costruiti con criterio: vanno gestite fee, dinamiche di investimento, royalty, servizi post-apertura e tutto ciò che ruota attorno a una proposta ben strutturata.
Proposta che, attenzione, non può limitarsi a promesse ma deve mantenere concretamente ciò che propone.
Altrimenti tanto vale prendersi un banco al famoso mercato del venerdì.

In ultimo, serve lavorare in ottica di sostenibilità dei format, e qui si aprirebbe un capitolo enorme… ma siamo quasi a fine video.

Il ruolo dei Franchisor e dei Franchisee

Una cosa che mi preme ribadire è che il lavoro non spetta solo ai franchisor, ma anche ai potenziali franchisee.
In un contesto simile non ci si può muovere “alla rinfusa”, abboccando al primo slogan di marketing che promette guadagni facili.

I brand vanno valutati per sostenibilità e concretezza economica, analizzando a fondo le dinamiche reali di profitto in rapporto ai costi — che, come detto, sono sempre più alti — e verificando la solidità effettiva del format nel mercato di riferimento.

Perché se credete ancora ai guadagni facili nel franchising, siete senza speranza.

Nel 2026 resta quindi valida un’unica verità:
la differenza non la fa il franchising in sé, ma la capacità di costruire e scegliere modelli snelli, trasparenti e sostenibili.
Slogan a parte, non è il franchising che cambia la tua vita. È la tua capacità di scegliere il modello giusto, nel contesto giusto.