Posso dirlo? Gli affiliati italiani sono tra i peggiori… Ah, l’ho detto. E non venitemi a fare i campanilisti su questo perché ne ho le prove!

Come ho già detto spesso, oggi non ha senso impostare lo sviluppo di un franchising solo nel contesto nazionale, e chi dice il contrario… forse è perché non riesce ad espandersi all’estero. E non è solo una questione territoriale.

La Globalizzazione del Mercato

Abbattuti ormai tutti i muri tra i mercati, la domanda si sta globalizzando, la logistica è sempre più capillare ed è obiettivamente sempre più semplice gestire punti affiliati dislocati in tutta Europa. Insomma, impostare uno sviluppo che non sia europeo vuol dire perdere una enorme opportunità.

Un altro punto a favore di questa impostazione più ampia è che gestire degli affiliati non italiani è oggettivamente più semplice. Merito loro? No, più colpa nostra. Ovviamente, sto generalizzando per diritto di sfogo. Abbiamo anche in Italia profili decisamente strutturati e performanti, ma mantenendo una visione a larga scala, l’affiliato italiano medio è problematico.

Conoscenza Superficiale del Franchising

Prima di tutto, abbiamo una conoscenza del franchising decisamente terra terra. C’è chi lo prende per una forma di finanziamento, aspettandosi che la casa madre gli rateizzi gli investimenti o addirittura lo finanzi interamente. C’è chi si aspetta un risparmio economico, lanciandosi in trattative e richieste di sconti sulla fee d’ingresso. E c’è perfino chi ti spiega che l’impresa che hai creato, il format che con tanta fatica hai reso sostenibile, profittevole e replicabile è totalmente sbagliato, e che lui, ovviamente, avrebbe fatto di meglio (notate il condizionale… perché poi non lo fa davvero!).

Creatività Malgestita

In secondo luogo, siamo gente creativa… o meglio pensiamo di esserlo anche quando non è il caso. Qualcuno chiede un contatto, si prende tutte le informazioni che riesce a ottenere e poi ti apre una sottocopia del brand, toppando sistematicamente impostazione, comunicazione e tutto quell’intangibile che rende realmente sostenibile un format. Pur di pensarci furbi, ci reinventiamo quello che qualcuno ha già fatto egregiamente, finendo oltretutto per investire il triplo della fee d’ingresso. Ah, e la colpa del fallimento è sempre del mercato.

Mancanza di Preparazione Imprenditoriale

Infine, ultimo ma non meno importante, molti aspirano a diventare imprenditori senza alcun tipo di preparazione, senza faticare troppo e senza accollarsi il rischio d’impresa. In Italia, nel franchising, manca un concetto di base: l’affiliato di qualsiasi franchising è esso stesso un imprenditore. Può essere un imprenditore più o meno esperto, certo, ma deve sapere il fatto suo, o quanto meno deve sapere che dovrà imparare alla svelta.

Non potrà farlo sulle spalle del franchisor, perché, come dice la legge 129 del 2004, franchisor e franchisee sono imprenditori economicamente e giuridicamente indipendenti. Molti aspiranti affiliati in Italia vedono il franchising come una sorta di scappatoia imprenditoriale con cui pagare di meno, rischiare di meno e magari anche lavorare di meno, ma sempre con i fatturati e gli utili migliori.

## Verso un Franchising Maturo

È ora di vedere franchisor e franchisee come due imprenditori di pari livello, ma con interessi diversi: il primo nello sviluppo del suo brand e il secondo nello sfruttare un’impostazione vincente e comprovata per trarne profitto. Sono due facce della stessa medaglia che, pur con scopi diversi, puntano allo stesso obiettivo comune. Chi vuole fare altro, va bene, ma per favore, non chiamatelo franchising.